Lutto reale e lutto percepito: il caso dei caregiver dei malati di Alzheimer (a cura della Dott.ssa Manuela Dozio)
Quando si parla di lutto, non si fa riferimento solo alla morte reale di qualcuno, ma a un sentimento di perdita che può riguardare anche una parte della propria identità. Il romanziere esistenzialista Milan Kundera suggerisce che sperimentiamo un’anticipazione di quello che sarà la morte anche attraverso l’atto di dimenticare: “Quello che terrorizza di più nella morte non è la perdita del futuro, ma la perdita del passato. Infatti l’oblio è una forma di morte sempre presente all’interno della vita”. Durante il Festival di Sanremo 2025 Cristicchi e Brunialti hanno presentato un testo che racconta l’esperienza di chi si trova nella condizione di assistere un genitore colpito da una malattia neurologica, come un’ emorragia cerebrale nel caso della madre del cantante, e altre condizioni simili, fra cui la malattia di Alzheimer. La canzone racconta, come se fosse una moviola, tutti quei gesti semplici e quotidiani messi in atto da un figlio nell’interazione con una madre diventata sì anziana e fragile, ma anche qualcos’altro : “piccola come una bambina”, come spesso dicono frequentemente i caregiver, vale a dire qualcuno da accudire, assistere ma anche rieducare. La realtà di un caregiver, difatti, è proprio quella di accompagnare il genitore o il compagno/a nei suoi nuovi primi passi: camminare, orientarsi nel tempo e nello spazio, imparare a vestirsi, utilizzare la forchetta per mangiare, ricordare il proprio nome, il nome dei cari e tante altre azioni quotidiane. Significa fare spazio a delle nuove responsabilità, a dei nuovi impegni da incastrare fra quelli personali e lavorativi, ma c’è anche un costo emotivo molto alto, che è quello che spesso porta alcune persone a rivolgersi ad un professionista.